sabato 30 gennaio 2016

Senza retta via

Ci sono quelli che prendono la vita per mano e la portano dove vogliono.
Ci sono quelli come me che vivono in balia delle onde. Ci sono quelli che non riescono a controlale niente, che la vita gli scivola via tra le dita come sabbia, che non sanno prendere decisioni, che hanno bisogno di una spinta, che devono essere seguiti.
Ci sono quelli come me, sempre troppo disponibili, sempre troppo distratti, sempre troppo disorganizzati, sempre troppo presi in giro, sempre poco presi sul serio. Ci sono quelli come me che hanno sempre la testa tra le nuvole, che non raggiungono mai i loro obiettivi, che faticano a trovare la loro strada. Ci sono quelli come me che non arrivano mai da nessuna parte, quelli sempre in cerca di una pausa anche se non si sa da cosa. Quelli che ogni progetto che fanno non si realizza mai, quelli che non hanno mai un piano B, quelli che non sanno come affrontare gli ostacoli, quelli che la vita la complicano inutilmente, quelli che hanno i sogni tra le stelle, quelli che hanno gli occhi spenti e che non sanno mai cosa dire, quelli che "a volte sarebbe meglio se non esistessi", quelli che non sono bravi in niente, quelli che aspettano il futuro e non se lo creano. Quelli delle occasioni perde e dei treni partiti e ormai arrivati. Quelli che fanno finta di sapere tutto e invece hanno ancora tutto da imparare. Quelli bloccati dalla paura. Quelli che non vedono l'ora di andare a dormire per far finire un altro maledetto giorno.
Ci sono quelli come me che non si fanno valere, che sono troppo accomodanti e che si fanno calpestare.
Quelli che non sanno tirare fuori la voce. Quelli per cui la ruota non girerà mai. 
Quelli che se parlano nessuno li ascolta. 
Ci sono quelli come me che sono senza futuro, senza speranza di vittoria. 

venerdì 22 gennaio 2016

Rimorchio solo casi disperati (Settembre 2015)

Credo che non esista un posto bello quanto Villa Borghese. Sicuramente Roma ed il mondo sono pieni di posti belli, ma credo che nessuno lo sia allo stesso modo.
Oggi sapeva proprio d'autunno; c'era odore di autunno nell'aria nonostante il sole ancora abbastanza caldo, la gente sudata, le canottiere ed i sandali. Si respirava l'autunno, lo si percepiva guardando gli alberi non più rigogliosi come in primavera ed in estate. Le foglie iniziano ad essere sempre di meno, alcune sono già cadute, quelle più audaci restano appese agli alberi, perduto il loro colore acceso e colorate d'oro, sembrano aspettare la prossima folata di vento o il prossimo temporale per strapparsi la vita. Quelle già a terra restano impigliate tra il fango e la ghiaia, sparpagliate.
Questo sfondo sembra comunque non interessare le persone, non vogliono farsi fermare da questo timido accenno della stagione fredda, vogliono godersi a pieno gli ultimi raggi del sole caldo, le ultime luci tarde, le ultime possibilità di sfoggiare gli occhiali da sole ed i vestiti sbracciati.
Siedo accanto al busto di Giordano Orsini, tra il Teatro dei Burattini e l'orologio ad acqua che segna lo scandire del tempo dalla seconda metà del 1800. Mi fanno sentire nel mondo di Peter Pan. L'illusione aumenta grazie alla presenza di bambini di ogni età che urlano, strillano, si spingono, si rincorrono e guidano ogni tipo di mezzo dotato di pedali e ruote; alcuni vanno sui pattini, altri sullo skateboard.
Nonostante sia domenica, quindi un giorno di riposo, mi sembra tutto così frenetico ed eccitato.
Sto lì ad ammirare gli alberi pensando a quanto sono stata stupida a non portarmi carta e penna, perchè avrei proprio voglia di scrivere; pensando anche alla mia probabile faccia da barbabietola di quel momento.
Mi giro e in un attimo il mio sguardo si incrocia con quello di un tipo improbabile, il classico tipo a cui non rivolgeresti mai la parola. Guardo dall'altra parte sperando che se ne vada senza disturbarmi. Ovviamente lui in quel secondo in cui ci siamo guardati aveva già progettato il nostro matrimonio.
-"Sei italiana?"
-"Si." Borbotto e spero che debba chiedermi delle informazioni su come raggiungere un posto o magari solo l'ora.
-"Ah!! Finalmente!! Senti, posso dirti una cosa?"
-"Si" rispondo sempre meno fiduciosa nel genere umano.
-"Sei molto carina."
Risata cretina e ringraziamenti da parte mia. Di solito, quando succedono questo genere di cose, il tipo che si è appena complimentato se ne va, così io posso ricominciare a farmi gli affari miei, contenta, sorridente e soddisfatta per l'apprezzamento dell'impavido sconosciuto di turno. Ovviamente questa volta devo aver fatto decisamente colpo perchè il tipo improbabile non se ne va, ma decide di rivolgermi di nuovo la parola; probabilmente pensando di farmi piacere, senza sapere che avevo già escogitato cinque piani di fuga diversi.
-"Sei qui da sola?"
-"Si"
-"Non aspetti degli amici? Amiche?"
-"Ah! Si, si, certo! A breve dovrebbero arrivare".
Mento e lo sappiamo entrambi.
-"Quanto tra breve? No, perchè in caso mi siedo con te ad aspettarli, ma non vorrei succedessero cose strane, magari che mi piombino alle spalle"
La mia attenzione si concentra sul tipo, lo scruto attentamente: camicia bianca a maniche corte, pinocchietto bluette con tante, tantissime, tasche, scarpe da corsa blu e verde fluo, calzino bianco, borsello nero, carrera. Mi convinco che sia uno scherzo, una scommessa persa, attendo con ansia che da dietro un cespuglio arrivi qualche suo amico per riportarlo tra i suoi simili. Niente da fare.
-"Si si siediti. I miei amici dovrebbero arrivare tra poco, tipo alle cinqueeventi cinqueemezza. A proposito, che ore sono?"
-"Le cinque e cinque!"
Penso a quanto sia ingiusta la vita in certi momenti.
Il tipo si siede e inizia a parlare: si chiama Giovanni, ha 26/27 anni, viene da un paesino in provincia di Viterbo, vive sulla Tiburtina, gli mancano due esami per laurearsi.
Io spero che il mio telefono squilli per poter scappare via il prima possibile.
Lui spesso va al Pincio la domenica pomeriggio per passeggiare, dopo sarebbe sceso per via del Corso; suo padre fumava quaranta sigarette al giorno finchè non ha smesso del tutto; la sagra dell'oliva del suo paese di cinquemila anime è la più importante del Lazio, addirittura ci stanno gli avvisi sulle bacheche delle vecchie metro. Io la metro non so manco cosa sia, ma non glielo dico.
Mi chiede due o tre volte se un nostro futuro incontro dovrà essere casuale. Io gli dico di si. Lui continua ad insistere finchè quasi non mi obbliga a lasciargli il numero. Vorrei darglielo sbagliato, ma è talmente infame che appena finisco di pronunciarlo mi fa uno squillo per verificare che non abbia detto una cazzata. La cosa buona è che adesso ho il suo numero così da poter evitare di rispondergli.
Continua a parlare, smetto di ascoltarlo, ma credo che stia cercando di darsi un tono con me.
Mi chiede di nuovo dei miei amici ed io sono pronta a chiamare mia nonna, facendo finta che sia una mia amica, per correre il più lontano possibile.
Avviene poi il miracolo: mi squilla il telefono!!!
Ormai non ha nemmeno più importanza chi sia, l'importante è fingere e fuggire. Leggo "Pri" e godo tantissimo.
-"Pri, amore, ciao! Dove sei?"
-"Ciao tesoro! Che hai detto?"
-"Dove sei?"
-"A casa"
"Ah sei già qui?! Oddio eccomi scusa, arrivo! Aspetta un attimo!"
Allontano il telefono dall'orecchio, ero già in piedi, guardo Giovanni, gli faccio "ciao ciao" con la manina e volo via, confondendomi tra la folla, con Pri ancora al telefono che non stava capendo niente, ma che mi aveva appena salvata da una situazione tremenda e quasi al limite del ridicolo, dalla quale non sarei mai riuscita ad uscire.
Ora dobbiamo solo sperare che il tipo non sia un pazzo maniaco e che non sia in grado di localizzarmi tramite gli spostamenti del mio smartphone.

lunedì 11 gennaio 2016

Buon ritorno alle stelle, Ziggy Stardust

  Non so se oggi il mondo è un posto peggiore, ma sicuramente ha perso una delle sue stelle più brillanti.
        Mio carissimo David Bowie,
sono una qualunque delle tue fan, neanche tra le più accanite se proprio devo essere sincera, ma amo le tue canzoni e quindi, oggi più che mai, mi sembra giusto ringraziarti.
   Mio carissimo David Bowie grazie per la tua energia, per il tuo rock 'n' roll, per la tua musica, grazie per esser stato un porto sicuro quando avevo bisogno di ballare, di sfogarmi o di sognare. 
  Grazie per canzoni come "heroes", come "rebel rebel" (grido rivoluzionario di ogni adolescente dagli anni '70 ad oggi), grazie per il viaggio spaziale di Ziggy Stardust. 
  Grazie per i tuoi trucchi, i tuoi capelli, la tua fantasia e la tua irriverenza. 
  Grazie per quel duetto con Freddie Mercury. 
  Grazie per essere stato un fico, anzi, grazie per essere stato il più fico.